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La rivolta del Brennero: in 200 dal Friuli contro il falso “Made in Italy”


La patria della mozzarella? La Polonia. E della lattuga? Ovviamente l’Olanda. I porri spuntano tra i fiordi in Svezia, mentre le cagliate migliori sono tedesche. I paradossi rischiano di trasformarsi in verità se questi prodotti varcassero il confine con la loro vera origine. Invece il confine lo varcano e, per magia, si trasformano nell’emblema del buon cibo per eccellenza, quello italiano.

La mobilitazione della Coldiretti al valico del Brennero, iniziata ieri per proseguire anche oggi, ha svelato il trucco e dimostrato, ancora una volta semmai ve ne fosse bisogno, che ai danni dell’agricoltura italiana si consuma una gigantesca truffa che si sostanzia in prodotti e materie prime importati dall’estero, e poi rivenduti con l’etichetta del “made in Italy”.
Oltre 2 mila imprenditori aderenti a Coldiretti, di cui più di 200 provenienti dal Friuli Venezia Giulia (dalle province di Pordenone, Gorizia e Trieste, mentre oggi ci saranno gli agricoltori della provincia di Udine) sono partiti ben prima dell’alba per darsi appuntamento ad uno dei valichi a più intenso transito di mezzi pesanti con l’Austria e il resto d’Europa.
Con la collaborazione delle forze dell’ordine – Guardia di finanza, Carabinieri e Nas – hanno presidiato il valico e fermato diversi Tir in entrata in Italia. Pochi rispetto al solito: «Sappiamo – riferisce un imprenditore – che i parcheggi al di là del confine, in Austria, sono strapieni di camion che attendono la fine della nostra manifestazione per passare».

I controlli – quelli possibili sugli automezzi non “piombati” – hanno confermato ciò che già si sapeva: l’ingresso massiccio di prodotti, semilavorati, addirittura in alcuni casi già confezionati, pronti ad essere immessi sul mercato “spacciandoli” come italiani.
Basilico, pomodoro e mozzarella, ingredienti perfetti per formare i colori della bandiera italiana sulla confezione e poi la scritta inequivocabile: “Mozzarella fresca”. Difficile non pensare all’Italia con questa busta di mozzarella prodotta in uno stabilimento polacco da una ditta di Bolzano e destinata a una di Firenze.
Sulla confezione a chiare lettere c’è scritto che è “mozzarella fresca”, peccato che prima di arrivare nel piatto di qualche consumatore, abbia percorso migliaia di chilometri.
Un altro camion, questa volta con targa tedesca, è carico di latte diretto a La Spezia. Forse che in Italia il latte non si produce più? Nel Tir con targa dell’Est Europa ci sono le pancette. Bell’aspetto, a dire il vero, e persino marchiate.

Peccato che, diversamente da quel che impone la normativa italiana sul marchio indelebile basta sfregarlo un po’ e scompare. La ragione potrebbe essere intuibile: ad un controllo superficiale il marchio è regolare, poi una volta a destinazione viene cancellato e sostituito da un altro, ora indelebile, che “certifica” che la pancetta è made in Italy. Questa volta non è andata bene. Il carico è stato fermato e i Nas hanno posto il carico di pancetta sotto vincolo sanitario.
Il paese di produzione indicato sulla bolla non lascia dubbi: Svezia. Il carico, invece, stupisce: porri e altre verdure dirette in provincia di Bergamo. Con quale “made in” sarebbero state vendute non si sa.

E ancora: fagiolini surgelati sfusi, pronti per essere ripartiti in altrettante confezioni da vendere al dettaglio, o mescolati con altre verdure sminuzzate buone per il minestrone.

Persino la lattuga, una delle insalate-simbolo della dieta mediterranea, arriva dall’estero. Il camion fermato ieri al Brennero era partito dall’Olanda, che evidentemente ha deciso di abbinare le verdure in foglia ai variopinti tulipani di cui va orgogliosamente fiera.
Destino immaginabile per le cagliate, ovvero il risultato intermedio della lavorazione del latte per trasformarlo in formaggio, acquistate a poco prezzo all’estero per poi diventare che cosa? Formaggio italiano, evidentemente.

La mobilitazione di Coldiretti, al Brennero ieri e oggi, si somma a quella di Bruxelles, dove i Giovani di Coldiretti hanno portato campioni di prodotti spacciati come “made in Italy” per chiedere un impegno più forte della Ue, nel giorno in cui si svolge la riunione straordinaria dei ministri europei chiamati a varare misure straordinarie ed efficaci per contrastare la crisi dell’agricoltura.

«In assenza di regole sulla provenienza e sulle caratteristiche dei prodotti – dichiara il direttore di Coldiretti Fvg Danilo Merz – la concorrenza sleale è insostenibile con prezzi riconosciuti agli agricoltori che sono scesi al di sotto dei costi di produzione con la drammatica chiusura delle aziende e senza alcun beneficio per i consumatori».

Fonte: messaggeroveneto.gelocal.it

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