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Sbarca anche in Italia la “moda” delle chiavette USB incastonate nei muri per lo scambio pubblico di file

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Aram Bartholl è un artista di Brema, in Germania, che negli ultimi anni è diventato famoso in tutta Europa e anche nel resto del mondo, per le sue creazioni: in pratica, chiavette Usb infilate dentro i muri. Ma non si tratta di chiavette finte, sia chiaro: vere e proprie Usb funzionanti grazie alle quali si può creare – o, almeno, questo è lo scopo ultimo di Bartholl – una rete di memoria condivisa e libera. Lo stesso Aram si è occupato di posizionare le prime chiavette, per poi dare vita a Dead Drops, un progetto tramite il quale ha invitato tutti coloro che desiderassero aderire ad infilare nei muri delle altre chiavette. Ogni chiavetta è stata fotografata e l’immagine è stata inviata al sito del progetto, dove sono racchiusi tutti i dettagli dell’iniziativa: un’iniziativa che ha preso il via nel 2010, grazie alla quale in tutta Europa più di 1500 muri sono stati chiavettati. Anche in Italia: solo in Piemonte, per esempio, ce ne sono a Condove, a Cuneo e a Torino.

Nel capoluogo si possono trovare in viale Virgilio 107 all’interno del Parco del Valentino, in via Delle Orfane, in via Saluzzo, in piazza Vittorio Veneto e in via Silvio Pellico. Sul sito di Dead Drops si possono cercare le Usb piazzate in tutto il mondo e verificare il loro contenuto: chi è interessato a scaricarlo, può recarsi sul posto ed effettuare il download, oltre – ovviamente – a lasciare in deposito altro materiale che si è intenzionati a condividere. Il solo rischio con cui bisogna fare i conti è, ovviamente, quello di possibili virus che si possono trasmettere da un dispositivo all’altro: un po’ come avveniva ai tempi dell’amore libero. Al di là di questi potenziali inconvenienti, ad ogni modo, l’idea di Bartholl è molto interessante, in quanto mette a disposizione un sistema di condivisione in spazi pubblici che non dipende dal web ma che è interamente off line.

Aram-Bartholl-usb

Le chiavette Usb che sono cementate negli angoli più impensabili delle città sono un inno alla libertà, un po’ come Wikipedia: chiunque può connettere il proprio tablet o il proprio computer per eseguire il download di uno o più file o per aggiungere e mettere a disposizione altri documenti. Gli utenti non si incontrano mai, a meno che ciò non avvenga per caso: nessuno sa chi ha messo le chiavette né chi le ha usate per scaricare. Da questa caratteristica deriva il nome del progetto, Dead Drops, appunto, che era la denominazione del metodo attraverso il quale le spie erano solite procedere allo scambio di documenti preziosi e importanti che venivano depositati in location stabilite in precedenza ma assolutamente segrete.

Aram-Bartholl-usb-1

In Italia le decine e decine di chiavette non si trovano solo in Piemonte, ma anche, per esempio, a Martina Franca in Puglia e in grandi città come Cagliari, Milano e Roma: basta aguzzare la vista e dare un’occhiata agli spazi tra i mattoni per accorgersi della loro presenza. Le prime cinque versioni delle Usb incastrate nei muri sono state create a New York da Aram, nel corso di un normale viaggio nella Grande Mela. Era il 2010: da quel momento in poi il fenomeno si è ampliato e la presenza di un registro sul web testimonia e dimostra il suo successo. Migliaia e migliaia di gigabyte sono allocati in muri impensabili: informazioni che possono essere ottenute in un modo solo e cioè attraverso una connessione al muro.

deaddrops-usb

L’idea è quella di mettere in pratica una sorta di street art 2.0 che coinvolga migliaia di utenti provenienti da ogni parte del mondo, secondo il principio della condivisione e quello della partecipazione: si possono trovare per strada non solo foto e video, ma anche testi e canzoni. L’idea della connessione on line viene declinata nell’off line, a dimostrazione del fatto che oggi il mondo è più interconnesso di quel che non si creda; è stato realizzato anche un Dead Drops Manifesto, dove sono riportate tutte le regole che devono essere rispettate per aderire.

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