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Trova un iPhone per strada e da lì inizia il suo incubo. (Una storia INQUIETANTE!)


Da quando non faccio più gli incubi mi sento finalmente pronto a raccontarti questa storia. Non molto tempo fa trovai un Iphone 5 in condizioni impeccabili. Capì subito che la proprietaria poteva avere non più di 15- 16 anni, la custodia glitterata di color rosa ne era una prova schiacciante. Non avendo ancora deciso cosa farne, me lo portai a casa. Mi bastò un attimo per comprendere che il telefono non aveva un codice di blocco. D’impulso cercai sulla rubrica “Mamma”, avevo deciso di restituirlo alla legittima proprietaria. Schiacciai il tasto “Chiama”, ma niente, l’Iphone non rispondeva ai comandi. Ero quasi per rinunciarci quando, all’improvviso, squillò il mio telefonino: era Teresa, la mia migliore amica. Voleva uscire con me quella sera. Accettai. Ci organizzamo per vederci nel nostro pub, alla solita ora. Mentre ci accordavamo la mia mente era ancora presa dall’Iphone appena trovato. Provai a chiamare di nuovo, questa volta tutto funzionò, fino ad un certo punto…

Dopo essermi presentato e aver palesato la mia intenzione di restituire l’Iphone, la donna dall’altra parte, con un tono abbastanza nervoso mi rispose senza troppi peli sulla lingua: “Pensi che queste s…….e siano divertenti? Smettila.” Rimasi di stucco. Ma decisi che dovevo smettere di pensare a quel maledetto telefono. Quindi mi buttai sul divano ed iniziai a vedere un film. Durò poco. Il telefonino tornava a tormentarti. Una telefonata dal mittente sconosciuto mi turbò di nuovo. Risposi. Niente, nessuna risposta. Fortunatamente mi addormentai e mi svegliai poco prima di uscire con la mia migliore amica.

Finalmente un raggio di luce illuminava il cattivo umore che da un po’ non riusciva più ad abbandonarmi. Tutto migliorò improvvisamente, nel pub, quando conobbi una ragazza: mora, snella e dalla labbra carnose. Proprio il mio tipo, pensai. Ci accordammo di vederci per il giorno seguente. Lei mi promise che non mi avrebbe fatto aspettare, mi sorrise. Intanto l’Iphone 5 continuava a tenermi sulle spine. Non reggevo più l’ansia. Decisi di portarlo alla polizia. Non feci in tempo neanche a formulare questo pensiero nella mia testa che…

Era ormai giorno, mi dirigevo verso casa quando l’Iphone vibrò nella mia mano. Si trattava di un messaggio inviato da un numero sconosciuto. Lo aprì: una mia foto in compagnia della ragazza che avevo conosciuto al pub. La situazione ormai iniziava a sfuggirmi di mano, avevo paura e non riuscivo più a nasconderlo, neppure a me stesso. Ero immerso in simili pensieri quando il cellulare vibrò di nuovo: una telefonata da un numero sconosciuto. Risposi con il cuore in gola: Chi ca**o sei? Cosa vuoi  da me? ” Silenzio tombale. ” Sei ancora li? ”. Silenzio. Tornai a casa che tremavo.

Mi sedetti sul letto. Ero deciso. La questione andava risolta una volta per tutte. Decisi di prendere l’Iphone 5 trovato per strada e di iniziare a scartabellare tra le foto. I primi scatti erano normali. Ritraevano una normale sedicenne in compagnia di amici normali. Era bionda, aveva le labbra sottili e, forse, qualche chilo di troppo. Non riuscivo a capire quello che stava succedendo. Ormai non avevo più alcun potere sulle mie emozioni.

Man mano che continuavo a scorrere tra gli scatti, mi accorgevo che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Sempre più spesso appariva un ragazzo dai capelli lunghi, moro e dal sorriso furbo. All’improvviso ci fu solo lui. Poi uno scatto nero e di nuovo la ragazza bionda che, questa volta, appariva in fin di vita sulle scale di una scuola. Ebbi un conato di vomito, ormai mi sembrava di conoscerla da anni. Volevo fermarmi ma qualcosa nella mia mente mi disse “Continua, sei vicino ad una soluzione”. Ero stufo marcio ma dovevo capire cosa era successo alla legittima proprietaria dell’Iphone 5.

Così mi trovai a digitare su Google: “ragazza in fin di vita sulle scale”, il primo risultato mi diede ragione: finalmente l’avevo trovata. Si chiamava Tina e si era suicidata. Finalmente avevo risolto il mistero, ero pronto ad uscire con la donna della mia vita. Ci incontrammo quella sera stessa, andammo dal McDonald per mangiare qualche schifezza e quando ci trovammo fuori, finalmente all’aria aperta, lei si voltò di scatto alla mia sinistra e con voce tremolante mi disse: “Quando ti dico corri, tu corri più veloce che puoi”. Così feci.

Non mi ricordo quanto tempo trascorsi a fuggire mano nelle mani con lei. Ma quando ci fermammo avevo il cuore in gola. Forse quel ragazzo moro dal sorriso furbo ci aveva seguito. Forse la mamma di Tina aveva scoperto dove abitavo. Ero letteralmente terrorizzato. Lei inclinò la testa, ansimava e mi disse: ” Bene nessuno ci ha visti”. Il tono della sua voce era strano, freddo, quasi lontano. ”Sai perchè ti ho portato qui? Perchè da qui non puoi scappare, considerati fortunato, non faccio mai del male a persone brutte come te, ma per te farò un eccezione ”

La donna della mia vita tirò fuori un coltello. Era pronta a ferirmi a morte. La spinsi nella vana speranza di prendere tempo. Iniziai a correre. Stava quasi per raggiungermi quando entrambi avemmo la stessa identica sensazione. Qualcosa di terribile stava per accadere. La sentì gridare: “COSA CA**O? COSA?”. Mi voltai, Tina mi guardava fisso. Svenni. Quando ripresi i senti la polizia stava fermando la donna della mia vita. I passanti avevano udito le nostre urla e avevo avvisato le forze dell’ordine. Tornato a casa mi accorso di avere ancora l’Iphone 5 in tasca. Squillò. Numero sconosciuto. Risposi. “Dovevi stare lontano da lei”. Avevo capito tutto male, quella persona al telefono non voleva farmi del male. Voleva proteggermi. (Fonte)

Questa è una storia vera.

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